A San Valentino, aggiusta un cuore (o una tazza)

Finalmente ce l’ho fatta. Dopo aver scritto di Kintsugi (o Kintsukuroi) nel mio romanzo Quattro tazze di tempesta, sono riuscita a sperimentarne l’arte e i benefici. E, due giorni fa a In Tè, il festival del tè di Bologna dove ho condotto il seminario di scrittura creativa e degustazione , ho riparato la mia prima tazza.

Kintsugi, infatti, significa “riparare con l’oro” ed è la tecnica giapponese per aggiustare oggetti in ceramica. Le linee di rottura restano visibili, anzi, evidenziate da iniezioni d’oro e di argento, così da creare un nuovo oggetto e una nuova opera d’arte.

Come dicevo, ne avevo parlato nel mio romanzo, in particolare nell’ultimo capitolo, quello in cui Viola, la protagonista, si decide a rimettersi nel gioco della vita nonostante le sue cicatrici: “Ogni pezzo presenta un intreccio di linee dorate o argentate unico e irripetibile per via della casualità con cui il vasellame si frantuma,” lesse. “La tecnica Kintsukuroi nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma di maggiore perfezione estetica e interiore.” Seguiva l’interpretazione di un famoso psicologo francese, il quale riteneva che “per i giapponesi, l’oggetto danneggiato subisce e racconta una storia. Diventa più bello, più prezioso, più raro. La cicatrice non è mai una colpa, qualcosa di cui vergognarsi, ma un simbolo da portare con fierezza”.

Considerata la mia manualità pari a zero, sono fiera del risultato (e ringrazio Chiara Lorenzetti per avermi insegnato). E non perchè la mia tazza –posso davvero dire mia, perchè l’ho rigenerata e rimessa al mondo degli oggetti-sia esteticamente bella, ma per il cuore che ci ho messo dentro. Infatti mi sono chiesta: come si riparano i cuori? Con quale tecnica?

Forse con la stessa pazienza, la stessa determinazione a mettere insieme i frammenti, anche i più piccoli, con la stessa cura delle ferite che ci fanno fragili ma anche unici, come siamo noi e l’amore che possiamo dare.

Come si riparano i cuori? Con il tempo, con tenacia, con infinita e minuscola attenzione. E, alla fine, anche con la gioia della speranza. Ora so che un modo c’è. Che qualunque sia la martellata che li fa a pezzi, possono ancora battere, amare e vivere. Perchè la vita, come dice Shanti nel mio libro, non è che una lunga e continua guarigione.

Buon San Valentino a tutti!

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