amiche per la pelle

Come sapete, credo nell’amicizia e nella solidarietà femminile. E credo che si trovi spesso per caso (ammesso che il caso esista), più spesso per affinità, spessissimo per stima. E poi per fortuna. Perchè ci sono donne che portano più fortuna di altre. Perchè hanno con sè una scorta di energia positiva da regalare alle altre. Con un sorriso, una battuta, un gesto. Nel caso di Giulia Boccafogli, con un gioiello. Anzi, con un “giuliello”, per giocare con il suo nome. Bolognese, architetto prima e ora designer lanciatissima in Italia e all’estero, mi ha conquistata al primo filo di…pelle. Già. Le sue collezioni sono tutte realizzate in pelle. E tutte realizzate a mano. E se non riuscite a immaginare che ci si possa ingioiellare di pelle, date subito un’occhiata al suo sito e al suo look-book. Le sue creazioni sono straordinarie. Uniche. Magiche. Ho incontrato Giulia qualche anno fa. Lei stava consolidando la sua carriera e la sua immagine sul mercato italiano, io stavo cercando nuovi stimoli e talenti di cui raccontare le storie. È finita che le storie le abbiamo scritte insieme. Nel 2013, mi ha regalato un paio di orecchini che sono finiti sul retro di copertina del mio romanzo La matematica delle bionde. E mi hanno accompagnato per tutto il tour promozionale, come un talismano. Così quest’anno, alla vigilia del tour di Quattro tazze di tempesta, le ho chiesto di spedirmi un altro gioiello-portafortuna. E lei me ne ha mandati una serie. Uno più bello dell’altro. Uno più potente dell’altro, a giudicare dal numero delle copie vendute. Ora ha presentato a Parigi e a Milano la sua nuova collezione Imaginarium.

Giulia Boccafogli, infatti, sceglie di raccontare la sua attuale concezione di gioiello senza il vincolo delle stagioni, in modo personale, istintivo e, al contempo, affine ai tempi che cambiano; decide di narrare il suo universo attraverso forme e suggestioni sempre nuove, ma anche grazie al suo repertorio più classico, proponendo suggestioni affini al suo inconfondibile stile e spunti per un’ immagine che ama rinnovarsi.

Ecco quindi Imaginarium: un viaggio all’interno dell’”immaginario” personale della designer che, con questa collezione, sente davvero l’esigenza di raccontarsi.

Per questo motivo Giulia ha deciso di convogliare all’interno della sua nuova linea, tutti i suoi pezzi storici di maggior successo assieme a nuovi modelli dallo stile molto forte e deciso.

Per la prima volta, all’interno della stessa collezione, Giulia ha scelto di usare tutte le sue principali tecniche di lavorazione, col fine di raccontare un universo fatto di inchiostro, sinuosi segni grafici, misteriose atmosfere di palude, piene di luminosa oscurità.

Un punto di arrivo per certi aspetti, ma anche un punto di partenza ben preciso, dove la sperimentazione non ha più confini. L’ispirazione per la prima volta è libera dai formalismi tecnici e attinge dal mondo della mitologia, dell’arte e della magia, diventando cosmogonia creativa intima e personale. Ci sono fluide ninfe di lago, avvolte da cupa vegetazione acquatica, forti creature mitologiche, animali magici e bellissimi, piccoli gioielli come amuleti, ornamenti intensi e sinuosi. Il tutto unito dal grande amore per il nero, reso prezioso da luminosi bagliori argento e bronzo, con naturali tonalità tabacco, intensi toni Borgogna e proposte cromatiche varie e non scontate.  Le persone a cui si rivolge Giulia Boccafogli, non amano le divise, preferiscono essere libere di cambiare immagine ogni giorno, restando fedeli al proprio stile, poiché esso è parte della personalità di ogni persona, se la si sa osservare. Ciò che che piace a Giulia è un’attitudine un po’ rock, “sgualcita” al punto giusto, perché pensa che la perfezione sia incompleta e poco intrigante.

Giulia lavora con passione, ricerca e dedizione, seguendo le caratteristiche principali del Made In Italy, e concentrandosi a livello materico sulla pelle, materiale versatile, che offre molteplici possibilità creative. Utilizza pellami di recupero, selezionati accuratamente e personalmente: rigenera il materiale, che in questo modo ha una seconda vita.

Pezzi unici che sembrano provenire da un immaginario sommerso fatto di inchiostro, profonde luci offuscate e vellutati fluidi di palude. Uno stile a metà tra la moderna decadenza, caratterizzato da onde, drappeggi e linee morbide, e il tribale, con sottili, soffusi richiami fetish: il concetto di “accessorio” sembra svanire, lasciando al suo posto l’idea dell’ornamento come grande protagonista.

Un po’ come accade in un romanzo. Perchè la creatività, alla fine, non è che una storia. Tutta da raccontare.

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