Che faccia ha l’umanità

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Tra le tante cose che faccio –troppe, a sentire famiglia, amici e collaboratori-quest’anno ho scelto di assumere il ruolo, insieme entusiasmante e difficile, di PR manager di Moas, la ONG fondata da Regina e Christopher Catrambone con l’obiettivo di salvare i migranti di tutto il mondo: nel Mediterraneo, prima di tutto, e ora in Bangladesh, a sostegno dei Rohingya in fuga dal Myanmar e in cerca di una nuova terra.

Proprio in questi giorni, abbiamo diramato il comunicato con cui Moas ha annunciato il lancio della prima Moas Aid Station a Shamlapur, dove molti Rohingya approdano in cerca di rifugio e salvezza.

Mentre la scrivevo, ho pensato a quante volte, nelle redazioni in cui ho lavorato, io e i miei colleghi siamo stati sotto “stress” o “pressione” per notizie o servizi che sì, erano importanti ma dai quali non dipendeva la vita di nessuno, nemmeno la nostra.

Allora, ero solita dire: “ehi, relax: non stiamo salvando vite umane!”. Ecco, ora non lo posso più dire. Ora le mie parole possono contribuire a salvare o migliorare le condizioni di salute e di sussistenza di bambini, donne, uomini. Ora il mio talento e la mia passione per la scrittura e la comunicazione sono strumenti che, se ben utilizzati, possono rivelarsi utili, magari vitali.

Questo non significa che non continuerò a viaggiare e a scrivere di tendenze, mode, luoghi, eventi e avvenimenti. Di sicuro, continuerò a raccontarvi l’attualità glam che mi piace, con una “velocità” in più: quella che mi serve per tenere il passo con quello che accade dall’altra parte del mare o del mondo, dove ci sono persone che, come tutti, lottano per essere felici ma trovano ostacoli inimmaginabili, spesso insormontabili. Come ora in Bangladesh, dove Moas si impegna a prestare soccorso.

La prima Aid Station a Shamlapur servirà da struttura satellite semi-permanente per un insediamento di fortuna e disporrà di una tenda completamente attrezzata dal punto di vista medico oltre a acqua e servizi igienici. Giornalmente il team medico del MOAS, che comprende un coordinatore, 10 dottori, 3 infermieri e 2 assistenti, si occuperà del triage delle persone all’interno dell’insediamento. Chi verrà ritenuto in gravi condizioni sarà trasportato alla Aid Station, mentre un’ambulanza trasporterà chi si trova in condizioni critiche. Un team di professionisti della logistica si occuperà del funzionamento e dell’amministrazione della stazione 24/7.

La nave MOAS sosterrà la creazione delle stazioni di aiuto, soprattutto trasportando le forniture di aiuti in Bangladesh da altri paesi in quest’area per aumentare le risorse disponibili. Fra i beni distribuiti ci saranno razioni di riso, sale, olio vegetale, zucchero e lenticchie insieme a prodotti non alimentari (NFI).

“Non si può rimanere indifferenti a chi soffre perché gli viene negata la possibilità di avere una vita dignitosa e sicura, né si possono ignorare abusi e violenze ovunque vengano commessi”, ha detto Regina Catrambone, co-fondatrice e direttrice MOAS. “Per questo con MOAS Italia abbiamo deciso di essere la voce di chi non ha voce e ci impegniamo ancora una volta ad assistere i più vulnerabili in un’area remota e quasi dimenticata. La solidarietà, la misericordia e la fratellanza non hanno frontiere, non si raccontano ma si vivono”.

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