Dalla tv al vino, per amore (di un vitigno)

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri con Le Donne del Vino. Questa volta, incontriamo Elisa Dilavanzo, produttrice quarantunenne con la sua cantina Maeli.

Originaria di Rovigo, con un’avviata carriera di presentatrice tv e attrice  fino al 2005, d’un tratto viene folgorata sulla via del vino e si iscrive ai corsi AIS per sommelier professionisti. Nel 2008 conquista il diploma di Sommelier e di Degustatore Ufficiale AIS e, nello stesso anno, vince il concorso nazionale Charme Sommelier, organizzato dall’ Associazione Italiana Sommelier.

Il suo percorso imprenditoriale comincia nel 2010, quando un albergatore di Abano Terme, acquistata una tenuta in alta collina a Luvigliano di Torreglia, la coinvolge nel progetto di ristrutturazione dell’azienda e dei vigneti, con lo scopo di produrre vini di altissima qualità. La mole di lavoro era tanta, tutti i vigneti erano coperti di rovi, la casa, sulla quale c’era un progetto di accoglienza, era completamente da costruire, mancava la cantina e l’enologo.

«Ogni giorno era scandito da mille mansioni che riguardavano la vita dell’azienda agricola, pertanto il mio impegno era tale da non potermi concentrare appieno su un progetto sul Moscato Giallo Fior d’Arancio (un vitigno autoctono che nasce dall’ incrocio tra Chasselas e Moscato Giallo), già nella mia testa da tempo», racconta Elisa. «Nella fattispecie volevo che quest’uva assumesse il ruolo di protagonista nel territorio, introducendo più declinazioni del vitigno stesso e rivoluzionando il modo di approcciarsi al vino ottenuto. In particolare, il mio progetto si articolava da una parte nel proporre il Moscato Giallo Fior d’Arancio nella versione di spumante dolce, come un vino da aperitivo, grazie alla spiccata mineralità in contrasto con la sua naturale dolcezza, dall’altra volevo elevarlo al Metodo Classico, cosa che nessuno fra i produttori aveva mai tentato prima».

La grande occasione arriva nel 2014, quando il precedente titolare decide di  vendere l’azienda.

«Mi ricordai di Gianluca e Desiderio Bisol, da sempre sostenitori delle eccellenze vitivinicole e appassionati dei Colli Euganei, i quali 
decisero di supportarmi rilevando l’attività insieme a me, avendo compreso l’importanza del progetto di valorizzazione del territorio vulcanico dei Colli Euganei e in particolare del Moscato Fior d’ Arancio», spiega la produttrice.

Oggi Maeli è sempre di più un nome di riferimento per il Moscato Giallo di qualità. Nella sua  cantina, Elisa offre la degustazione guidata speciale “La via del Moscato Giallo”, un percorso di conoscenza e approfondimento di quest’uva in tutte le sue  cinque versioni:

  • Spumante dolce
  • Vino frizzante naturale rifermentato in bottiglia secondo il metodo ancestrale
  • Metodo classico
  • Vino fermo secco
  • Passito

Per completare l’esperienza, gli appassionati che visitano la cantina, possono alloggiare nel neoinaugurato agriturismo con tre camere..

Il primo sorso non si scorda mai? 

«Il Moscato Giallo era nel mio destino, avevo otto anni quando ho assaggiato il mio primo vino. Era dorato, con le bollicine e dolce, che buono! Quando, parecchi anni, dopo bevvi lo Champagne a Milano, con un’amica contessa,  sentii che avrei amato di nuovo questo vino ».

Una splendida annata…

«Il 2011, la prima annata Maeli. Le vigne erano state per anni soffocate dai rovi ma l’uva sotto era sanissima. Ricordo lo stupore di tutti per questi vini potenti, eleganti e di struttura , vini incredibili, espressione della Natura vulcanica delle terre bianche del Pirio».

…e una pessima annata

«Ancora non pervenuta…».

Un calice di? 

«Ancora non lo so ma sento che appartiene al mondo dei vitigni autoctoni. E’ croccante, minerale, fresco, sa di vento, di rocce, di vulcani e di mare».

Allontana da me questo calice… 

«Il vino della scatola di cartone…».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«Dai miei vigneti si vedono la Laguna e le Dolomiti. Il Fior d’Arancio assaggiato in una tiepido pomeriggio di maggio, non era più un vino dolce da torte e dessert, non era il vino delle donne. Era un giovane vino nato in Oriente e sgargiante come un mosaico di tasselli d’oro che raccontavano ognuno una storia diversa. E qui che mi sono innamorata…di quest’uva straordinaria».

In vino veritas?

«Esatto ma con moderazione: In medio est Virtus!»

Le mille bollicine… -Champagne sì o no?

«Certo che sì, ma amo tutte le bollicine ben fatte, dolci o secche purché eleganti…».

Chi dice vino dice donna?

«Albana e Malvasia: uve rotonde, generose, persistenti, depositano il loro ricordo nel tuo palato e non le scordi più».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«Sull’isola di Vulcano, esploro le vigne a piede franco di malvasia di una piccola produttrice, di nome Paola Lantieri. Da quel giorno sogno quella malvasia in riva al mare, selvaggia, pungente di zolfo, salata come il mare».