Il vigneto nel cuore

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri One to Wine con Le Donne del Vino. Questa volta, incontriamo Elisabetta Donati, produttrice “millennial”.

Figlia d’arte vitivinicola, Elisabetta Donati rappresenta la sesta generazione della storica azienda agricola trentina Cantina Donati Marco,  fondata nel lontano 1863 a Mezzocorona.

Dopo una laurea in gestione aziendale, la specializzazione presso l’Istituto Agrario di San Michele e le prime esperienze lavorative in altre realtà vinicole, ha portato nuova linfa nel business di famiglia.

Il primo sorso non si scorda mai? 

«Quando ero piccola, mio padre mi metteva qualche goccia di vino nel bicchiere per abituarmi al sapore del vino. Il rosso mi piaceva di più perché il bicchiere magicamente si colorava! Ripensandoci adesso, mi viene da sorridere…».

Una splendida annata…

«Il 2009: ero appena tornata da un’esperienza di studio di alcuni mesi in Nuova Zelanda, ero entusiasta della nuova esperienza vissuta e la vendemmia quell’anno è stata una vera festa: un clima perfetto che ci ha dato uva bellissima, sana, con una maturazione perfetta. Una gioia vissuta grappolo dopo grappolo».

…e una pessima annata

«L’annata 2014 è stata molto piovosa e ci ha messi a dura prova. Abbiamo affrontato la raccolta ancora con più determinazione, portando in cantina un minor quantitativo di uve ma all’altezza del nostro standard qualitativo. Con soddisfazione, abbiamo ottenuto anche prestigiosi riconoscimenti».

Un calice di? 

«Teroldego Rotaliano Sangue di Drago. In ogni sorso di questo vino assaporo la tradizione centenaria della mia azienda, le origini della mia famiglia, il lavoro nostro dei nostri antenati e il territorio della Piana Rotaliana dove sono nata e cresciuta e dove coltiviamo questo leggendario Teroldego».

Allontana da me questo calice… 

«Vino fatto con le “polverine”. Il vino è un prodotto della terra, ogni vitigno ha caratteristiche diverse legate al terroir alle scelte di chi lo coltiva e lo vinifica, deve essere fatto con l’uva e avere il gusto dell’uva!».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«La storia d’amore grazie alla quale io esisto e cioè l’incontro tra i miei genitori. Tutto iniziò proprio durante una degustazione di vini nella splendida cornice di Castel Toblino. Mio padre presentava i suoi vini e mia madre ne fu conquistata!».

In vino veritas?

«Direi di sì…»

Le mille bollicine… -Champagne sì o no?

«Champagne sì, ce ne sono alcuni che mi piacciono e bevo volentieri. Anche in Italia e soprattutto in Trentino abbiamo ottime bollicine, talvolta superiori allo Champagne».

Chi dice vino dice donna?

«La donna ha una sensibilità maggiore rispetto all’uomo e alcune doti, quali l’olfatto molto sviluppato, che sono molto importanti nel mondo del vino. Inoltre la donna ha una buona capacità organizzativa che in questo settore non può mancare!».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«La mia vita… sono nata e cresciuta nei pressi del vigneto centenario di Teroldego piantata dal mio bisnonno e ogni giorno osservo i cambiamenti e la natura nel vigneto, cambiano le stagioni e cambia la luce, i colori, il clima. Mostro con orgoglio le nostre viti ai turisti provenienti da tutto il mondo che vengono a trovarci in azienda e mi piace vagare tra i filari ad assaggiare le uve per verificare insieme a mio padre il momento della maturazione perfetta dei grappoli per la loro raccolta. Quando voglio rilassarmi faccio una passeggiata o un giro in bici nel vigneto; persino le prime lezioni di guida con la macchina le ho fatte qui! Prima di partire per un viaggio di lavoro o di piacere fotografo con il cellulare il nostro vigneto, così lo porto sempre con me!».

 

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