Il vino? Ce l’ho nel sangue

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri con Le Donne del Vino. Questa volta, incontriamo Annabella Pascale, produttrice nella sua tenuta Artimino in provincia di Prato.

Nata a Milano, classe 1980, si occupa di comunicazione ed eventi a Milano fino al 2013, anno in cui inizia a riprendere i contatti con la cantina di famiglia. Laureata in comunicazione e pubblicità con un master al Sole 24ore in direzione d’impresa, oggi è Amministratore Delegato della Tenuta di Artimino, insieme al cugino Francesco Spotorno Olmo. Entrambi gestiscono la tenuta sia in ambito agricolo, per la produzione di vino e olio, che in ambito turistico, considerata l’imponente struttura ricettiva che dirigono: Villa Medicea “La Ferdinanda” , già patrimonio Unesco, è la location ideale per eventi, insieme all’hotel Paggeria Medicea & SPA**** e il ristorante Biagio Pignatta.

Il primo sorso non si scorda mai? 

«Il primo sorso di vino è stato il Carmignano docg, quello prodotto dall’azienda della mia famiglia. Da piccola passavo i miei periodi di vacanza nella tenuta, insieme ai miei parenti: io che sono di Milano, sono sempre stata affascinata dai ritmi e dai lavori della campagna; spesso mi intrufolavo in cantina cercando di capire i segreti della produzione del vino, mi sembrava quasi una pratica magica. Anche il palato cresce con noi: quando ho iniziato a conoscere e apprezzare i grandi rossi toscani, ho capito che non avrei più potuto farne a meno e ho deciso di tramutare la passione in professione!».

Una splendida annata…

«Sicuramente il 2015:  è stato un anno importante per noi, ricco di cambiamenti: la prima vendemmia del nostro nuovo enologo – Filippo Paoletti – e i primi frutti di una serie di investimenti e accuratezze volti ad una viticoltura sempre più di qualità, nel rispetto delle peculiarità dei suoli, dei microclimi… insomma, del terroir, per dirla alla francese».

…e una pessima annata

«Non parlerei di pessima annata ma di annata difficile, quella del 2014. Un’annata in cui le condizioni meteo non ci sono state favorevoli, con bassi quantitativi e uve difficili sia da portare in cantina che da lavorare. A metà settembre, un acquazzone  ha distrutto in 8 minuti metà raccolto e intere aree della tenuta, anche qualche albero secolare. Ho visto uomini forti e fieri piangere come bambini. La natura non la si controlla, questo è l’insegnamento più importante che l’agricoltura ci da sempre.Quello che si può fare è adottare pratiche agronomiche intelligenti! Come nella vita, le annate difficili ci aiutano ad apprezzare i momenti felici».

Un calice di? 

«Amo il Pinot Nero della Borgogna, sono affascinata dalla cura e dall’attenzione dei vigneron di questa terra. Il Pinot Nero, come anche il Sangiovese, è un’uva delicata ma forte: bisogna stare attenti ma se il lavoro è fatto bene, con cura, si ottengono vini di grande personalità, eleganza. Non è il muscolo a vincere, ma sono la complessità e la finezza che fanno la differenza in questi vini. Ecco perché, appena posso, compro qualche bottiglia di vino di qualche amico produttore francese e le conservo con cura nella mia cantina, aspettando un buon momento per aprirlo».

Allontana da me questo calice… 

«Non amo i vini troppo snelli, magari un po’ frizzantini. So che è una questione di gusto e occasioni d’uso, ma questi vini non fanno per me».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«Galeotto fu il vino e… le Donne del Vino! Tramite il vino ho conosciuto questa splendida associazione, con tante professioniste e appassionate: donne di età diversa, con storie diverse, ognuna con una sua personale testimonianza da portare come arricchimento per tutte le altre. Sono nate belle amicizie e momenti di condivisione e confronto che per una produttrice come me sono molto importanti».

In vino veritas?

«In vino veritas… beh, è un po’ la filosofia della Tenuta di Artimino. Un luogo dove il vino è una raccolta di valori e concetti semplici, inseriti in un contesto paesaggistico che negli anni è restato invariato. All’interno della tenuta, il bien vivre è la risposta e la convivialità della cucina e di un buon bicchiere di rosso sono il nostro tratto distintivo».

Le mille bollicine… -Champagne sì o no?

«Champagne… per me no. Le bollicine – italiane o francesi che siano – non si sposano con il mio gusto: ne riconosco il valore, ma per me un calice di un bel vino rosso – o anche un bianco profumato ed elegante, a seconda dei momenti – resta insostituibile!».

Chi dice vino dice donna?

«Non direi, non mi piace farne una questione di genere, ma più che altro di sfumature diverse che in ogni lavoro può apportare una donna o un uomo, proprio perché diversi. Anzi spesso le aziende, essendo a conduzione familiare, riescono a coniugare la sensibilità e le visioni di entrambi i sessi, ed è questa la loro vera forza. Amo il mondo del vino, proprio perché ognuno può trovare la sua interpretazione e la sua chiave di lettura. Un’associazione come la nostra non vuole creare primati ma solo valorizzare anche la gestione femminile in un mondo che per molto tempo è stato quasi ad esclusivo appannaggio di una conduzione maschile».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«Direi la Borgogna. Vigne – giardino tenute in maniera maniacale. E l’idea che il vino si fa in vigna: lo so, è un concetto un po’ scontato, ma non dobbiamo mai dimenticarlo. Anzi, dobbiamo sempre partire da qui».

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