Il vino? Si sceglie con il cuore

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri One to Wine con Le Donne del Vino. Questa volta, incontriamo Giovanna Caruso, produttrice di Caruso & Minini.

Giovanna Caruso, classe 1988, rappresenta la quarta generazione della cantina Caruso & Minini a Marsala, nella Sicilia occidentale più estrema. Cresciuta a “pane e vino” decide di intraprendere  studi giuridici per poi diventare avvocato così da dedicarsi, oltre che all’attività commerciale all’estero, anche a curare la parte legale dell’azienda.

Le origini della cantina Caruso & Minini risalgono alla fine del XIX secolo  su iniziativa di Antonino Caruso. Le terre scelte dalla famiglia risultarono naturalmente elette alla produzione di uve di alta qualità, grazie alla tipologia del terreno, all’altitudine delle colline e alla distanza dal mare. L’azienda si sviluppò però con la terza generazione della famiglia, quando Stefano Caruso decise di trasferirla in un antico baglio del 1904, nel cuore della tradizionale area degli stabilimenti vinicoli marsalesi, che tutt’oggi ospita l’attuale Caruso & Minini. L’ azienda come la conosciamo oggi nasce invece nel 2004 quando Stefano Caruso e Mario Minini, bresciano, uniscono i sogni, le forze e la fatica.  Stefano è oggi affiancato nella gestione dalle sue figlie, Rosanna e Giovanna. Quest’ultima dal 2013 si occupa di export manager ed è una esperta di tecnica degli scambi internazionali, con una profonda conoscenza dei prodotti.

Nessuno più di lei, da giovane donna qual è, comprende l’importanza di innovarsi per adattarsi al meglio ai continui cambiamenti di mercato. Laureata in legge, coordina le attività internazionali dell’azienda come l’ingresso e l’affermazione dei vini in nuovi mercati e definisce le politiche e le azioni commerciali per lo sviluppo del mercato estero; coordina il lavoro delle due Junior Manager nella gestione dei 31 paesi dove la cantina opera.

Il primo sorso non si scorda mai? 

«Proprio così! Ero piccolina,  quando i miei genitori lasciarono i calici del vino a tavola, dopo una cena con amici, ed io, che arrivavo appena a superare il piano di appoggio, guardavo il colore rubino dal mio punto di osservazione, cioè dal basso. Vedevo delle splendide bocce che la luce del lampadario rendeva brillanti ed attraenti. Così, indisturbata, svuotai tutti i bicchieri… ed orgogliosa dell’impresa , già un pò traballante, mi preparai a ricevere i complimenti di mio padre che avevo sentito poco prima elogiare il vino ed invitare a bere. Capirete che l’epilogo non fu proprio quello…. Posso dire che davvero il primo sorso non si scorda mai!».

Una splendida annata…

«Due anni fa, il 2016, è stata una delle più belle annate di sempre.  Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 si sono avvicendate piogge leggere, non invadenti, che hanno naturalmente “dato da bere” alle nostre piante e ci hanno permesso di raccogliere l’uva in perfette condizioni. Ricordo quindi il 2016 come una splendida e serena annata».

…e una pessima…

«L’annata 2007! All’epoca non lavoravo ancora in azienda, ma la preoccupazione negli occhi di mio padre, un agronomo ormai quasi sessantenne, non la scorderò mai. Proprio nel periodo del germogliamento, che va da aprile a giugno, insolitamente in Sicilia si verificarono piogge torrenziali e ripetuti attacchi di peronospera. Si è cercato ovviamente in tutti i modi di fronteggiare queste difficoltà naturali, ma con grande fatica e duro lavoro per tutto il periodo “a rischio”».

Un calice di? 

«Il mio vino preferito è quello che mi tocca il cuore: Nino. E’ un vino dedicato a mio nonno, figura che ci ha fatto da guida e che stregava noi nipoti con le sue storie di famiglia. Personalità decisa e intraprendente , uomo gioviale ed affettuoso, meritava un bland che racchiudesse il meglio delle nostre uve. L’etichetta, disegnata da mio cugino, lo ritrae di spalle, per rappresentare che lui, nella vita, è stato sempre un passo avanti agli altri e noi vogliamo continuare a seguirlo. Aprire una bottiglia di Nino è , per me , il modo migliore per celebrare un’occasione importante, un ottimo vino che va dritto al cuore».

Allontana da me questo calice… 

«Non mi piace parlare male degli altri soprattutto perché ognuno di noi fa il proprio lavoro con dedizione e passione. Il vino però è una questione assolutamente personale e proprio per questo fuggo da tutti quegli stereotipi “il bianco si beve con il pesce, il rosso con la carne”. Secondo il mio personale e modesto parere, un vino va bevuto quando piace, non esiste un vino giusto o sbagliato, dipende dallo stato d’animo e dalle persone da cui siamo circondati. In questo senso non c’è un vino che non berrei mai o almeno, non l’ho ancora trovato!».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«La storia che brevemente voglio raccontare non è la mia ma parla di  una bellissima amicizia di cui il vino è testimone. I protagonisti sono Tommaso e il suo cane Bracco. Tommaso amava il vino, aveva il tempo e la voglia di assaporare con calma un calice di buon vino e la curiosità di sperimentarne di nuovi. Si era affezionato a noi, veniva tutti i pomeriggi, con qualsiasi tempo insieme al suo cane Bracco. Ogni pomeriggio arrivavano puntuali e per ogni bicchiere c’era una riflessione, una massima che ci piacevano così tanto che abbiamo cominciato a scriverle, creando un diario di vita di Tommaso e del suo amato cane, dall’indole simile al padrone, calmo , amichevole e coccolone. Un giorno Tommaso non arrivò più, venne solo Bracco  e continuò a farlo, ogni giorno alla stessa ora. Conserviamo ancora quel diario, fa parte dei nostri oggetti più cari, fuori abbiamo scritto” storia di una grande amicizia”».

In vino veritas?

«Niente di più vero in questo detto latino! Gli antichi romani apprezzavano molto il vino e ne conoscevano bene gli effetti. Credo che tutti noi abbiamo provato come il vino “sciolga” la lingua, faccia cadere le barriere mentali  e renda tutti più diretti e quasi sempre, simpaticamente sinceri sempre che non ci si trovi in compagnia di amici permalosi!».

Le mille bollicine… -Champagne sì o no?

«Assolutamente champagne sì. Ci sono delle occasioni che hanno bisogno di bollicine. Le bollicine per me significano festa, un momento di gioia da trascorrere con persone speciali. Altra questione le bollicine durante i pasti: in questo frangente prediligo, senza alcun dubbio, i vini fermi. A mio parere, il frizzante non si abbina molto bene con il cibo ma va apprezzato separatamente».

Chi dice vino dice donna?

«Il binomio donna-vino ha avuto un ruolo importantissimo per il rilancio dell’immagine del vino. Prima esclusivo settore riservato agli uomini, il vino ha ormai assunto un’immagine seducente e affascinante grazie alla figura femminile ma, soprattutto, alla capacità imprenditoriale e commerciale che la donna ha mostrato di avere. Credo che proprio il settore del vino si sia dimostrato uno dei più congeniali all’attitudine femminile:  seducente, inebriante e frizzante sono aggettivi che li descrivono entrambi! Sempre più spesso e con maggiore successo i settori commerciali e manageriali sono diretti da donne, lavoratrici instancabili e lungimiranti».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«Questa domanda mi piace particolarmente. Credo, infatti, che l’impegno maggiore che si debba fare, in tema di comunicazione,  sia quello di trasmettere, con la bottiglia, la “storia” del vino. Perché dentro una bottiglia non c’è solo qualcosa da bere ma anche un percorso, una storia, un viaggio attraverso il quale mi piacerebbe condurre il visitatore, quasi prendendolo per mano, iniziando proprio dalla vigna, amata e curata da persone competenti e consapevoli. In questo viaggio del vino si avrà modo di conoscere le  facce di tutti coloro che al vino dedicano il loro impegno : l’agricoltore, l’operaio, l’enologo il bottaio… e tanti altri, uomini e donne che , tutti insieme fanno e “sono ” il vino. E’ questo il mio viaggio ideale , il mio proposito è di condividerlo  lasciando il ricordo e suscitando la curiosità di percorrere ulteriori tappe di questo magico percorso».

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