In vino…Vita!

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri One to Wine con Le Donne del Vino. Questa volta, incontriamo Ersilia Di Biase della Cantina Di Biase.

Giovanissima, classe 1990, discende da una famiglia di viticoltori ed eno-appassionati che da decenni opera nel settore enologico. Il nonno Arnaldo, dopo una prima esperienza come socio della Cantina Tollo, decise di acquistare autonomamente alcuni vigneti nel pescarese e qualche anno più tardi fondò la Cantina Di Biase. Forte della tradizione familiare e determinata nel proseguire il progetto iniziato dal nonno, Ersilia, ottenuta la licenza liceale classica, si trasferisce a Modena per conseguire  la laurea in Economia e Marketing Internazionale. A Milano completa il suo progetto formativo e dopo due anni consegue la laurea magistrale in Brand Management presso l’Università IULM. Nello stesso periodo, collabora come stagista nel consorzio Codice Citra, che le fornisce gli strumenti necessari per sviluppare le competenze acquisite durante gli studi universitari. Infine, raggiunge la propria meta e comincia a collaborare nell’azienda familiare in qualità di addetta al marketing e alle vendite. In pochi mesi, si occupa del restyling delle etichette per le bottiglie della linea “Torre Regia” e “Torre Flaiano” e modifica in chiave moderna e dinamica la brand image e brand identity aziendale, comunicando il binomio tradizione-innovazione come linea guida delle scelte manageriali. Oggi continua a fornire le proprie competenze a servizio della Cantina Di Biase, controllando costantemente i flussi finanziari dell’attività e monitorando attentamente gli interventi di digital marketing, ma senza abbandonare  l’amore per la vite e il vino.

Il primo sorso non si scorda mai? 

«Difficile ricordare esattamente il primo sorso! Cresciuta in una famiglia di viticoltori , a tavola mi dicevano che avrei dovuto aspettare di compiere almeno dieci anni prima di poter assaggiare un sorso di quella che a quei tempi era una “misteriosa bevanda rossa” che la mia famiglia degustava con tanto compiacimento durante i pasti. Non ricordo che vino fosse, ma ricordo quindi, di aver aspettato con ansia di diventare abbastanza grande per “meritarmelo”».

Una splendida annata…

«Il 2015, sotto un sole caldissimo, i campi erano colmi di grappoli, sani e succulenti. Era un piacere  assaporarli durante le numerose visite in vigna!».

…e una pessima…

«Il 2017, non tanto a livello qualitativo, quanto per la scarsa quantità e per una questione di “cuore”…. Vedere le proprie vigne in sofferenza per una stagione estremamente gelida e poi dopo qualche mese patire la siccità, colpisce nel profondo l’animo di chi con tanto impegno segue ogni anno con cura la crescita di ogni singolo grappolo. Aldilà dell’aspetto meramente tecnico, che ci fa considerare un’annata ottima, media o pessima, non dimentichiamoci che la pianta “vive” e “quest’anno lo ha vissuto molto male”».

Un calice di? 

«Moscato, perché ad ogni sorso mi perdo in un fiume di molteplici aromi e perché se potessimo indossare gocce di vino come fossero profumi, il moscato sarebbe sicuramente il mio Chanel n° 5».

Allontana da me questo calice… 

«Il Cabernet Sauvignon, per via dell’eccessiva tannicità».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«Quella con le Donne del Vino senza dubbio… mi ha piacevolmente sorpresa scoprire l’esistenza di un universo femminile totalmente vocato ed appassionato al vino, motivo per cui ho sentito il bisogno di farne parte; ad oggi, condivido con le altre donne momenti piacevolissimi, di risate e ovviamente, di degustazione di calici, alcuni a me conosciuti, altri nuovi e per questo anche più intriganti».

In vino veritas?

«Direi più “in vino vita”…. Nel vino c’è la storia di quella piantina cresciuta sotto il sole, del viticoltore che le ha dedicato il suo tempo, dell’enologo che ha curato il suo vino e di tutti noi che ne ripercorriamo la storia in un sorso; la storia del vino è sicuramente una storia vera, genuina, passionale e sincera… in questo senso forse potrei concordare che nel vino c’è la verità».

Le mille bollicine… -Champagne sì o no?

«Assolutamente sì, e mi piacerebbe destagionalizzarne il consumo. Le bollicine sono sinonimo di festa, convivialità, gioia ed allegria, sono psicologicamente associate ad un momento di felicità: in famiglia o con amici rendono i nostri momenti più “frizzanti”».

Chi dice vino dice donna?

«Dice anche donna, il settore vitivinicolo in passato è da sempre stato associato al lavoro nei campi ad opera dei nostri nonni o padri, un lavoro carico di impegno e preoccupazioni prettamente maschili. Far percepire le potenzialità femminili nel settore è stato difficoltoso ma, ad oggi, vedendone i risultati, posso affermare che gli sforzi sono stati profusi nella giusta direzione e mi sento molto orgogliosa di far parte di un settore sempre più rosa».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«Da adolescente, mi è capitato di visitare la cantina “Tio Pepe” a Jerez De La Frontera, in Andalusia, durante una gita in famiglia. Mi colpirono l’enormità della struttura e la presenza di un trenino che ci accompagnava tra le vigne, illustrandoci i tipi di uva utilizzati per la produzione e le tecniche adottate. All’interno della cantina era persino presente un angolo di merchandising legato alla mascotte aziendale. La cantina mi colpì perché, pur essendo innovativa nelle tecniche e nell’organizzazione del tour enogastronomico, al suo interno conservava la verve della tradizione famigliare, la stessa in cui sono cresciuta io. Mi emozionò anche la collezione di botti firmate dai personaggi in visita in azienda, tra cui persino Picasso e Orson Welles, ma anche molti reali europei e politici di ogni epoca». 

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