Il vino? È emozione liquida

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri One to Wine con Le Donne del Vino. Questa volta, incontriamo Fosca Tortorelli, sommelier trentenne con la passione dell’architettura.

Fosca Tortorelli, infatti, ha cercato di coniugare le due professionalità sviluppando nel suo lavoro di dottorato, in Industrial Design, Ambiente e Storia con la tesi sperimentale Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione.

Ha anche perfezionato il suo profilo approfondendo gli aspetti di marketing e comunicazione del vino,  con il conseguimento del  Master Sommelier ALMA-AIS, e fa parte dei Narratori del Gusto, collabora con articoli sulla rivista L’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate, tra cui il blog dell’Aisnapoli, Lavinium, Identità Golose e Napolivillage.

Il primo sorso non si scorda mai? 

«Il vino è emozione liquida, e sono tanti i vini che mi hanno emozionato; non dimenticherò mai la profondità del Taurasi Radici di Mastroberardino 1980, bevuto qualche anno fa insieme al mio gruppo di amici appassionati. Un vino vivo, inizialmente compresso, che poco a poco si è disvelato regalando sentori di bosco, humus, un fruttato e un floreale tra l’appassito e il disidratato. Austero, ma al contempo connotato da una nota di freschezza».

Un’ottima annata…

«Il  film Un’ottima annata, tratto dal romanzo dello scrittore inglese Peter Mayle, riporta nei ritmi lenti di vita provenzale, paesaggio, gastronomia, vini, eleganza…un parallelo quasi scontato con le annata 2006 o 2008, millesimi in cui il Fiano di Avellino si è espresso in tutta la sua eleganza».

…e una pessima…

«Sicuramente ci sono annate in cui le condizioni climatiche rendono difficile il lavoro dei produttori, ma la natura deve fare il suo corso e spesso gli stessi produttori mi hanno insegnato che, nelle situazioni peggiori, vi è la soddisfazione di esprimere il meglio nel calice. Pensando al film Sideways, quando Miles approccia Maya (Virginia Madsen), anch’essa amante della bevanda cara a Bacco, le domanda perché ama il vino e la sua risposta è significativa. “Il vino è un essere vivente” risponde lei, “Amo pensare alla vita di un vino. Amo immaginare l’anno in cui sono cresciute le uve di un vino. Se c’era un bel sole. Se pioveva. E amo immaginare le persone che hanno curato e vendemmiato quelle uve”».

Un calice di? 

«Questa è una domanda a cui è sempre difficile trovare una risposta univoca, non c’è un unico vino, ma momenti unici in cui il vino diventa compagno della nostra emotività. Se proprio devo pensare ad un paio di etichette che mi hanno emozionato e sorpreso e di cui non mi stanco, penso a Gianfranco Soldera con il suo Brunello di Montalcino e a Nicolas Joly con il suo Clos de la Couleè de Serrant».

Allontana da me questo calice… 

«Qui ci sono molte etichette dalle quali non sono particolarmente attratta, ma in qualità di Degustatore non posso essere prevenuta a priori. In ogni caso non amo bere vini che non hanno storie da raccontare!».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«Tantissime le amicizie che sono nate con il vino, alcune davvero importanti. Ma del resto le grandi amicizie nascono perchè si condividono passioni comuni e quando si parla di vino non si può prescindere dall’emozione, dai sorrisi e dalle esperienze che creano solido il legame tra due persone».

In vino veritas?

«Diciamo che il vino aiuta ad essere più disinibiti e in un certo senso più sinceri».

Le mille bollicine… -Champagne sì o no?

«Amo lo Champagne, soprattutto quelli prodotti con uve Pinot Nero, ma ci sono degli spumanti metodo classico Italiani che non hanno nulla da invidiare ai cugini francesi, uno tra tutti il Gran riserva Comitissa Gold 2002 di Lorenz Martini, maturato ben dieci anni sui lieviti, viene dall’Alto Adige. Un vino di estrema eleganza e di grande fascino, dotato di una splendida ricchezza gustativa, una bolla finissima e cremosa, lungo e di grande verticalità».

Chi dice vino dice donna?

«”Dietro un grande vino c’è, sempre più spesso, una grande donna!”.  Direi che questa affermazione è sempre più vera. Negli ultimi anni si è posto sempre più l’accento sulle donne che si sono fatte strada e si sono distinte in un settore da sempre legato alla sfera maschile. Basta in ogni caso volgere un rapido sguardo al passato, per ritrovare tanti esempi di donne che hanno fatto la differenza; spesso è stata proprio la figura femminile a trainare e ad avere la tenacia nel portare a termine il magico universo del vino. La figura audace e perseverante di Barbe Nicole Possandin (sposata Clicquot), una vera innovatrice (ideatrice della prima cuvée millesimata conosciuta in Champagne e della table de remuage), o ancora Camilla Lunelli, che in oltre cento anni di storia delle Cantine Ferrari, è stata la prima donna a occupare una posizione ai vertici nell’azienda. Ulteriore e attuale dimostrazione pratica è l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino di cui faccio parte, nata nel 1988 e costituita da numerose figure femminili che rappresentano tutte le categorie della filiera vitivinicola, dal vigneto alla cantina, dalla tavola alla comunicazione».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«Il momento che porto nel cuore  è legato ad un mio periodo di studio-lavoro trascorso in Spagna nel 2010, precisamente in Andalusia. Per l’occasione mi sono ritrovata in piena vendemmia e ho partecipato a questo magico momento, raccogliendo le uve da vigne ad alberello, assaporando i succosi acini appena raccolti e seguendone il successivo conferimento nella cooperativa sociale della zona».

 

 

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