La carne che non c’è

Nati in laboratorio, i “fake” a base di proteine vegetali (ma con gusto identico ai normali hamburger) conquistano vip, irriducibili carnivori e persino gli investitori. Tanto che il titolo del maggior produttore è schizzato a Wall Street. Vi racconto di più su Donna Moderna in edicola!

Si chiama Beyond Meat, ovvero “oltre la carne”. Di carne, infatti, non ne contiene nemmeno un grammo. Però ha lo stesso sapore, lo stesso odore, la stessa consistenza e rilascia liquido rosso quando la ordiniamo “al sangue”.

Prodotta e brevettata negli Usa da Ethan Brown, la fake meat o finta carne a base di proteine vegetali al 100% è un successo senza precedenti nella storia e nel mondo foodie. A Wall Street, ha fatto registrare incrementi del 163% rispetto al prezzo di esordio di 25 dollari ad azione.

Tra i sostenitori, si contano magnati come Bill Gates ma anche star hollywoodiane come Leonardo Di Caprio, senza contare i venture capitalist della Silicon Valley e gli ex investitori di McDonald’s.

La carne senza carne

Venduta nei supermarket e servita nella ristorazione degli Usa soprattutto sotto forma di burger (ma ci sono anche salsicce, bacon, carne trita, fettine di manzo e prossimamente pollo), la carne senza carne è approdata nel 2018 in Italia nel menu di Welldone, la catena di hamburgeria gourmet che, da Bologna, si sta espandendo lungo lo stivale, ma oggi è disponibile anche nei ristoranti e in arrivo nei punti vendita di Metro.

«Negli Usa è proposta accanto alla carne come alternativa vegetale. Senza derivati dalla soia, OGM, glutine e colesterolo, è l’alimento perfetto per i carnivori in transizione verso una dieta vegetariana e per chi, non volendo rinunciare alle proteine animali, ne vuole limitare il consumo», spiega Chiara Cecchini, direttrice e co-fondatrice di Future Food Institute in America e ricercatrice del Barilla Center for Food and Nutrition.

L’hamburger del futuro

«Con solo 5 grammi di grassi saturi per porzione» specifica José De La Rosa, scienziato gastronomico di Future Food Institute e responsabile ricerca e sviluppo di Welldone, «i Beyond Burger sono composti da una base di proteine estratte dai piselli, alla quale si aggiungono: lieviti disidratati con glutammato monosodico naturale che riproducono il tipico sapore umami della carne, olio di colza e olio di cocco –l’unico olio vegetale che si solidifica a temperatura ambiente come il burro-per dare la giusta consistenza e quella sensazione di “grasso” a cui il palato carnivoro è abituato, e succo di barbabietola per replicare l’effetto sangue -che poi sangue non è nemmeno nella carne regolare, ma semmai è l’effetto della mioglobina, cioè una proteina dei muscoli».

La prova della similcarne

Il risultato è così “carnoso” e verisimile che vegetariani e vegani spesso non riescono a mangiarla, me compresa -ho gettato l’hamburger al secondo boccone e non perché non fosse buono, anzi. L’impressione è stata quella di addentare un classico burger all’americana per il sapore sapido, l’odore di abbrustolito e la consistenza compatta. E, nonostante abbia cercato di convincere il mio cervello che si trattava soltanto di una manciata di piselli e barbabietola, non c’è stato niente da fare. L’ha registrata come carne.

«Beyond Meat non è per chi ha già fatto una scelta veg e non ha nostalgia di bistecche & Co», sottolinea Cecchini. «È l’opzione ideale per chi vuole provarci, sperimentando il cibo più trendy del momento, compatibile con le esigenze e le risorse del pianeta: un chilo di carne “costa” oggi 15000 litri di acqua, oltre ai cereali e al terreno per alimentare la mucca e l’inquinamento che ne deriva. In attesa di altre novità come la carne sviluppata in vitro».

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