L’unione fa la forza (del vino)

L'unione fa la forza (del vino)

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri One to Wine con Le Donne del Vino. Questa volta, incontro Judith Rottensteiner, produttrice altoatesina della Tenuta Hans Rottensteiner.

Nata del 1981 in Alto Adige, ha studiato musica a Salisburgo, in Austria. Quando è tornata a casa, ha lavorato per qualche anno come PR all’interno di Alto Adige Marketing. Da qualche anno, ha assunto la responsabilità del reparto vendite dell’azienda famigliare del marito, la  Tenuta Hans Rottensteiner a Bolzano.

Il primo sorso non si scorda mai? 

«Non è stato proprio il primo sorso… ma il bicchiere di Pinot Nero Select ha inciso sulle mie scelte di vita. Ho conosciuto mio marito, che è enologo e lo produce, nel 2003 e con lui ho scoperto il mondo del vino. Avendo studiato musica fino a quel momento, mi era quasi sconosciuto, ma mi ha affascinato fin dall’inizio».

Una splendida annata…

«Il 2016: da quando lavoro in azienda non mi ricordo un anno in cui la vendemmia è andata così liscia! Il tempo ha giocato a nostro favore per tutto il periodo di vendemmia, l’uva era sana e matura e in cantina abbiamo potuto organizzare il lavoro alla perfezione. Anche mio suocero continua a ripeterci che l’annata 2016 ha prodotto la miglior Schiava che lui ha mai imbottigliato…».

…e una pessima…

«Solo due anni prima, il 2014… Un clima pessimo durante la vendemmia ha causato molte notti insonni. Sembrava che non potessimo produrre il nostro Gewürztraminer Passito Cresta perché le uve non erano sane abbastanza per tentare la produzione di passito…. Alla fine, però, ce l’abbiamo fatta e abbiamo prodotto vini di buona qualità».

Un calice di? 

«Anche se non è uno dei vini di nostra produzione più famosi, è comunque il mio preferito: il nostro Pinot Nero Riserva SELECT. Mi ricorderà sempre le prime cene e degustazioni che ho fatto con mio marito, quando ancora non me ne intendevo e il Lagrein -il nostro fiore all’occhiello- era troppo intenso e tannico per il mio palato inesperto».

Allontana da me questo calice… 

«Sinceramente non c’è un vino che non berrei mai in assoluto! Secondo me ogni vino vale la pena di essere  assaggiato anche solo come esempio di come non si dovrebbe lavorare. Comunque i vini troppo barricati o troppo “costruiti” non sono  di mio gusto, preferisco vini eleganti e beverini».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«Qui penso con un sorriso sulle labbra al nostro gruppo di amici sommelier. Sei anni fa abbiamo frequentato e finito insieme i tre corsi di sommelier dell’AIS e siamo rimasti sempre in contatto. Ci incontriamo per degustare insieme, per visitare wine festival o semplicemente passare insieme belle serate in compagnia».

In vino veritas?

«Direi proprio di sì – consumato comunque in dosi adeguate!».

Le mille bollicine… -Champagne sì o no?

«Champagne assolutamente sì anche se in Italia abbiamo splendidi prodotto che sono più che paragonabili alle bolle francesi. Tra gli Champagne, apprezzo quelli delle piccole realtà locali francesi, più emozionanti dei vini delle grandi case produttrici».

Chi dice vino dice donna?

«Mi fa molto piacere incontrare sempre più donne nel modo del vino, che finora è stato dominato dagli uomini.  E dato che il vino è un prodotto emozionale, sicuramente la donna riesce a dargli una sfumatura tutta sua – producendolo, presentandolo o semplicemente degustandolo».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«Un fine settimana in Austria con mio marito, tra le cantine della Stiria meridionale. Mi ha impressionato soprattutto la visita alla tenuta Sattlerhof. Anche lì è stata la padrona di casa a portarci in giro,  lei che non era nata nel maso e ha studiato tutt’altro, ma che è riuscita ad inserirsi con il suo ruolo di lato a suo marito. Propio come me».

 

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