Metti un Barone nel bicchiere

Metti un Barone nel bicchiere

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri One to Wine con Le Donne del Vino. Questa volta, incontriamo Caterina Cornacchia, dell’azienda agricola Barone Cornacchia.

Nata a Teramo nel 1977, Caterina Cornacchia è cresciuta a Torano Nuovo (Te), nelle vigne di famiglia,  camminando accanto alla madre e giocando con il fratello in compagnia dei loro cani. Nel 2002 ha conseguito la laurea in Economia  e Commercio all’Università di Bologna, specializzandosi in Economia  aziendale. Subito dopo si è trasferita a Londra con l’ obiettivo di perfezionare lo studio della lingua inglese e, tornata in Italia, si è buttata nel nuovissimo settore del wireless. Ma il desiderio di tornare  in Abruzzo l’ha spinta ad approdare nell’ azienda di famiglia.  Nel 2016 Caterina e suo fratello  Filippo  sono finalmente divenuti i nuovi titolari dell’azienda agricola Barone Cornacchia, contribuendo così al successo dei loro vini nel mondo.

Il primo sorso non si scorda mai? 

«Come  il primo amore, come il primo  bacio,  anche il primo sorso non si scorda mai. Era Capodanno, avevo esattamente otto anni. Fuori l’aria era gelida, in casa no, si stava bene. Lontano dal frastuono del mondo e vicino agli affetti di sempre… Fu in quell’ occasione che bevvi dalla coppa di mia madre un ottimo champagne dal perlage persistente. Magnifico».

Una splendida annata…

«Sicuramente il 2012: l’anno in cui io e mio fratello ci mettemmo alla guida dell’azienda  in totale autonomia. Eravamo  finalmente pronti a mettere a frutto tutte le nostre competenze e la nostra passione per la terra che ospita i nostri vitigni».

…e una pessima…

«Non ricordo esattamente  l’anno,  ma sono certa che si tratti di una delle prime vendemmie a cui partecipai dopo la laurea. La stagione era stata molto piovosa, la raccolta  sarebbe  stata difficoltosa. In azienda  si lavorava sodo per garantire  comunque vini di grande qualità, ma la tensione era elevata».

Un calice di? 

«Le sembrerà  una risposta  scontata, ma non potrebbe essere che questa: un calice di Montepulciano D’Abruzzo, il nostro  Barone Cornacchia. Si tratta di un vino autentico , dal profumo intenso e schietto. Morbido al palato ma allo stesso tempo potente. Caratteristiche che gli conferiscono un grande apprezzamento anche da parte del pubblico».

Allontana da me questo calice… 

«Non berrei un vino prodotto e  imbottigliato da avventori del mercato,  in cerca di un colpo di fortuna o che seguono freddamente le mode solo per vendere di più senza una tradizione o una particolare passione».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«Tutti i miei affetti più  cari,  mio marito per primo, e le mie più care amicizie sono legate a momenti privati ed occasioni  conviviali in cui il vino era presente».

In vino veritas?

«Direi proprio  di sì. Il vino scalda anima e cuore.  Apre la mente. Esalta l’autenticità dei sapori. È  testimone di grandi incontri. Di amori che durano in eterno».

Le mille bollicine… -Champagne sì o no?

«Nelle grandi occasioni,  nei giorni da ricordare, mi affido alle etichette  più  prestigiose degli champagne. Il mio palato resta, però, fedele ai Franciacorta».

Chi dice vino dice donna?

«Non abbastanza. Tuttavia negli ultimi trent’anni, grazie all’ impegno di associazioni  che hanno favorito l’imprenditoria femminile in questo settore,  la presenza della donna nel mondo del vino è  sempre più  frequente  e determinante. E la storia ci insegna  che laddove fallirono gli uomini con le proprie  aziende, le donne fecero miracoli».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«Quello che devo ancora fare».

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