Quel che resta di una donna

Cosa succede quando tutte le tue certezze crollano? Quando ti rendi conto che quello che credevi amore è schiavitù e quello che credevi lavoro è una gabbia? Lo racconta in scena Monica Faggiani, autrice, interprete e regista di Quel che resta, da ieri sera al teatro Linguaggi Creativi di  Milano fino a domenica (via E. Villoresi, 26).

L’idea nasce da una riflessione sul mobbing che Monica Faggiani sta portando avanti da diversi anni.

I dati statistici ci raccontano che questo fenomeno è in largo aumento e spesso le vittime non ne sono neanche consapevoli.

Viene raccontata una storia di “ordinaria follia” come ce ne sono tante… ma spesso  sommerse dall’abitudine e dalla difficoltà di parlarne.

Una storia in cui la vicenda legata al mobbing viene inserita all’interno di relazioni più ampie in cui si giocano “dinamiche di potere”.

Perché si entra in queste dinamiche? E’ possibile uscirne?

Con lucido disincanto e potente ironia la protagonista cerca di rispondere a queste domande facendoci partecipare alla sua storia, raccontandoci come ne è venuta fuori e soprattutto testimoniando come questa possibilità ci sia sempre per tutti.

Momenti lirici si alternano a momenti di cruda informazione sulle modalità e conseguenze del mobbing e soprattutto a momenti di comicità in cui la protagonista si diverte a prendere in giro se stessa, le illusioni e le fragilità del nostro tempo.

E la narrazione si apre così a temi quali l’amore, le speranze per il futuro e la capacità di riappropriarsi del proprio destino.

Le vicende di Candy Candy e il mito di Persefone accompagnano trasversalmente tutta la storia che altro non è che un viaggio che la protagonista compie dal mondo delle fiabe dell’infanzia all’età adulta, età della consapevolezza e della possibilità di scegliere.

Una semplice fanciulla che diviene Regina degli Inferi!

Una storia di coraggio e di cambiamento.

Uno spettacolo in cui molti potranno identificarsi e, perché no, riflettere su come cambiare ciò che di noi e della nostra vita spesso ci sembra impossibile da cambiare.

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