Se lo Champagne finisce nel biberon

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri One to Wine con Le Donne del Vino. Questa volta, incontriamo la sommelier Carola Braggio, che svolge attività di marketing per famosissime marche di Champagne. La sua famiglia è titolare dell’importante azienda vinicola di Nizza Monferrato fondata nel 1907: Bersano.

l primo sorso non si scorda mai? 

«Un sorso di Moscato d’Asti nel biberon quando ero piccola».

Una splendida annata…

«Barolo Bersano 1958, aperto a giugno 2015 durante una bellissima verticale storica a Milano. Dopo quasi 60 anni a riposare in cantina aveva ancora una freschezza e una vitalità incredibile!».

…e una pessima annata

«Nessuna annata può essere pessima ovunque, annate difficili nelle nostre zone ci spingono ad assaggiare magari vini stranieri, lontani, del Nuovo Mondo, e a farci scoprire nuove realtà che in quell’annata hanno dato risultati strepitosi, e viceversa. Pensiamo ad esempio al 1997, annus horribilis per la Champagne ma annata strepitosa per i vini rossi italiani..».

Un calice di? 

«Il Nizza, la nuova Barbera d’Asti Superiore DOCG della mia terra (sono di Nizza Monferrato). È il vino della quotidianità, dello stare in famiglia, ma anche delle occasioni speciali se si sceglie un’annata storica. Il 2000 ad esempio è davvero un grande vino che fa onore al Monferrato e a una zona considerata purtroppo per troppo tempo di “serie B”».

Allontana da me questo calice… 

«Ogni vino ha una storia da raccontare e un’identità da scoprire. Non rifiuterei nessun vino a priori, anche quando so che il genere non mi piace (ad esempio i rossi frizzanti) una certa bottiglia o un certo produttore potrebbero rivelare grandi sorprese».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«Galeotto fu il vino per l’inizio della storia d’amore con il mio fidanzato. Lui lavora per un’azienda siciliana e ci conoscemmo a una degustazione di vini all’Expo a Milano nel 2015 a cui mi invitò come influencer e blogger (avevo già allora un sito di recensioni di ristoranti e itinerari di viaggio, Ristocratia). Da lì è iniziata la nostra storia e da allora Matteo è diventato anche il mio partner nel progetto digital che avevo e che ora portiamo avanti insieme (@ristocratia, ristocratia.com)».

In vino veritas?

«Il vino è convivialità, allegria, star bene insieme. È inevitabile che dopo qualche bicchiere ci si lasci un po’ più andare, ma l’importante è riuscire a conoscere i proprio limiti e “fermarsi in tempo” per evitare di incorrere in episodi spiacevoli di cui poi ci si potrebbe pentire..una volta sobri!».

Le mille bollicine… -Champagne sì o Champagne no?

«Per quanto sia una strenua sostenitrice del Made in Italy, adoro lo Champagne perché è assolutamente unico e ricco di sfumature inimitabili. A maggior ragione, ora che lavoro nel mondo dello Champagne, le bollicine francesi sono entrate ancora di più nella mia quotidianità».

Chi dice vino dice donna?

«Le donne stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nel mondo vino come produttrici, sommelier e imprenditrici, sulla scia delle grandi donne del vino della storia come Madame Clicquot, Madame Bollinger, Madame Pommery. Tuttavia penso che la donna sia ancora penalizzata nei ruoli commerciali, dove la figura maschile è assolutamente dominante e c’è ancora pregiudizio nei confronti delle capacità di una donna in questo ambito».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«In Champagne ad ottobre. Abbiamo visitato diverse Maison con caratteristiche molto differenti, riuscendo quindi ad assaporare il panorama variegato delle realtà della Champagne, che si intrecciano, si fondono e si completano come pennellate in un quadro impressionista. Dormire in un castello tra i vigneti e svegliarsi spalancando le finestre sulle vigne avvolte dalla bruma mattutina è stata un’esperienza indimenticabile».

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