Se ricordi il mio nome

Qualche estate fa -era il 2016-ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere Carla Vistarini. Entrambe  abbiamo presentato il nostro romanzo a Cori, nella rassegna Frammenti di attualità, presentata da Michele Cucuzza. Più di tutto, abbiamo condiviso tante buone chiacchiere e riflessioni sui libri, le forza e le storie delle donne, la musica. Carla Vistarini, infatti, ha firmato le parole di alcune tra le canzoni più belle della storia musicale italiana: per Ornella Vanoni (La voglia di sognare), Mina, (Buonanotte buonanotte), Mia Martini (La nevicata del ’56), Patty Pravo,  Riccardo Fogli, Amedeo Minghi, Renato Zero … Ha scritto anche i testi programmi tv fra gli anni Settanta e Duemila collaborando, fra gli altri, con Gigi Proietti, Loretta Goggi, Fabio Fazio, Maurizio Costanzo; ed è autrice di commedie premiate dalla critica e di sceneggiature di film. Insomma, è un’amica con cui non smetterei mai di confrontarmi, se non di persona, almeno a distanza di qualche pagina, quelle delle sue e delle mie creature letterarie…

Oggi, dopo il successo di Se ho paura prendimi per mano, Carla è riapparsa infatti in libreria con Se ricordi il mio nome (Corbaccio), un romanzo coinvolgente, a tratti ironico, ma soprattutto di buoni sentimenti, quelli di cui abbiamo sempre bisogno. Perchè tutti abbiamo bisogno di sentirci protetti. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ricordi il nostro nome e sia pronto a salvarci dalle piccole e grandi disavventure della vita. Tutti abbiamo bisogno di uno “Smilzo” che ci soccorra.

In breve, vi anticipo la trama.

È possibile che un trentenne ricco sfondato, sdraiato su una dorata spiaggia caraibica, invece che rallegrarsi della propria sorte, muoia di nostalgia per una famiglia agli antipodi, e che non è neppure la sua famiglia, e per una bambina che non sa dire altro che “fangulo”? Sì, se si chiama “Smilzo” e se ha trascorso – adesso lo ha capito – i mesi più belli della sua vita cercando di aiutare una buffa bambina e la sua ricchissima madre, che in una Roma caotica e implacabile erano diventate vittime di un mostruoso piano criminoso. Ma ora che tutto è finito, ora che lui, lo Smilzo, ex finanziere di successo, ex bancarottiere suo malgrado ed ex barbone trasteverino si trova a scontare i suoi peccati fiscali in un paradiso naturale, gli riesce solo di pensare a quella bambina, alla sua mamma e a tutta una serie di personaggi bislacchi e straordinari che aveva conosciuto: frati, barboni, commissari di polizia, professori un po’ svampiti convinti di possedere cani parlanti. E quando, tra una fantasticheria e l’altra, sente suonare il suo cellulare e vede comparire un certo numero sul display, il suo cuore fa un balzo. Quel suono vuol dire due cose: la bambina non l’ha dimenticato e la bambina ha bisogno di lui. E non c’è bisogno di dire altro.

Inzia così una caccia ai tesori del cuore in una Roma che ne ha persi parecchi, dove buoni e cattivi convivono e sopravvivono faticosamente e, alla fine, ci lasciano con il fiato sospeso. In attesa di un altro “Smilzo” e di un’altra puntata letteraria.

Buona lettura…

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