Storia di una foto. E delle mie mani

Qualche mese fa, il brand di occhiali trendy NeuBau mi ha chiesto di posare. Sì, di mettermi in posa per un progetto fotografico: raccontare una generazione di creativi milanesi attraverso le lenti.

Così, in un pomeriggio di ottobre, mi sono presentata alla fotografa. Ed è nata la foto che vedete e che ora è finalmente in mostra a Milano al Phi Fest Contemporary Photography Festival.

Con la mia, ci sono altre trenta ritratti. Quello realizzato da Mjriam Bon, infatti, è un esperimento sociale, oltre che fotografico. Mjriam, ex modella ora passata dietro l’obiettivo –ma sta e starebbe ancora benissimo davanti!- ha disegnato pensieri e sguardi attraverso le lenti degli occhiali e della sua macchina fotografica, raccogliendoli nella collezione “30 Shades of Urban Attitude”.

E io…beh, sono orgogliosamente una di quelle “Shades”.

La mostra è sponsorizzata da NeuBau, linea di eyewear nata nel cuore dell’omonimo distretto creativo di Vienna, che ha fortemente voluto indagare il tessuto milanese alla ricerca di trenta volti ma anche di micro e macro influencers.

Non avevo idea di quale, tra le tante foto che Mjriam Bon mi ha scattato oltre sei mesi fa, sarebbe finita sulle pareti di via Bergognone al Phi Fest. Così è stata una sorpresa. Doppia, a dire il vero. Perché a inviarmi la foto della foto, è stata un’amica appassionata di fotografia che, sapendomi a Gozo e non a Milano, ha voluto farmi partecipe dell’evento.

Le mie reazioni? Non porto gli occhiali, ma dopo essermi vista con quelli di NeuBau quasi quasi ci faccio un pensiero (anche perché l’età avanza e prima o poi mi toccheranno, tanto vale sceglierli originali e well designed!), ma a colpirmi è stata soprattutto la scelta di Mjriam di mostrare la mia mia mano destra, una mano che, nella vita quotidiana, tendo a nascondere. Da bambina, infatti, me la sono letteralmente aperta in due con una brutta caduta sui cocci di vetro, e da allora ne porto il segno e la cicatrice. Ma oggi, vedendola lì in bella mostra –è il caso di dirlo-l’ho amata come mai prima.

Perché, in fondo, è la mano che scrivendo mi ha permesso di diventare quella che sono: una scrittrice e una giornalista, una blogger e più modestamente una fotografa.

Le mani, come scrivo nel mio ultimo romanzo Quattro tazze di tempesta, “fanno l’amore, la guerra, il cibo. Sporcano e puliscono, distruggono e costruiscono, accarezzano e schiaffeggiano. Sono la parte più multitasking del corpo. Sono femmine, le mani. Sono madri. Non credete? Sopravvalutiamo il cuore. Il cervello, gli occhi. Invece sono le mani a fare tutto, queste dieci dita apparentemente fragili…che toccano la vita, la morte, il pane e la…cacca”.

Fanno di noi ciò che siamo.

Grazie Mjriam Bon per avermi ricordato quanto devo alle mie mani e alle mie cicatrici.

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