Una baia per due

Qualche settimana fa, sono stata negli Usa,  destinazione Oakland e San Francisco, per scoprire la nuova California foodie, fashion e rivoluzionaria. Oggi racconto le due città qui e su Grazia in edicola.

Una baia per due

Condividono la stessa baia, vantano entrambe un sindaco donna e sono il simbolo dell’America più liberale e progressista. Protagoniste di serie tv (ora su Netflix Tales of the City con Ellen Page e What/If con Renée  Zellweger), film e libri, sono il motore di una rivoluzione culturale che unisce i “techie” milionari della Silicon Valley, l’intelligentia dell’Università di Berkley e del Laney College, già casa delle Black Panthers, gli hipster e gli artisti di strada, i fashionisti e gli appassionati di cibo, i cosiddetti foodies.

Le prime e uniche tre stelle Michelin al femminile negli Usa sono qui, appuntate sul grembiule di Dominique Crenn, chef quarantenne di origine francese e attivista gay, di Atelier Crenn a San Francisco  che, come la collega Alice Waters a Oakland con Chez Panisse, ha rivoluzionato la scena della ristorazione made in USA.

“Keep it Oakland” ovvero “preserva Oakland”, dicono da questa parte della baia, dove si atterra con voli diretti dall’Italia (da Roma, www.norwegian.com). La parola d’ordine, nella città dove visse Jack London, è inclusività, a tavola e non. È sulla bocca di tutti, dagli chef più seguiti come Tanya Holland di Brown Sugar Kitchen e Nelson German di Alamar, alla trend setter Sarah McMullen che veste le manager della Silicon Valley, agli artisti che animano il quartiere di Uptown e i designer-artigiani di Temescal District.

Il venerdì sera si ritrovano tutti all’OMCA, il Museo della California a due passi dal lago Merritt, che organizza ogni settimana concerti, eventi e mostre gratuite per coloro che vogliono fare “mix and match”, mischiarsi. Perché la diversità, secondo gli Oaklanders, è una ricchezza. Qui, oltre allo scrittore Jack London, sono passati tanti miti americani, da Amelia Earhart –decollò da Oakland per il suo ultimo e fatale volo intorno al mondo nel 1937, a Otis Redding –con l’intramontabile canzone (Sittin’ on) the Dock of the Bay, fino a Clint Eastwood che studiò qui, Robin Williams che vi girò Mrs. Doubtfire e Keanu Reeves in Matrix Reloaded.

Oggi Oakland, che mescola bianchi wasp, afroamericani, asiatici e ispanici, sta a San Francisco come Brooklyn sta a New York: è la vecchia periferia-dormitorio riconvertitasi a una seconda vita da sobborgo hip & chic per i millennials pronti a mettere su famiglia e business, ma anche per gli over 40 stanchi della frenesia e dei costi insostenibili di San Francisco, raggiungibile in soli 20 minuti di metro e 40 di traghetto da Jack London Square, tra ristoranti, enoteche e jazz club.

Più a nord, ad Uptown, c’è l’arteria piatta di Telegraph Avenue che taglia il cuore cittadino nei due ventricoli: a sinistra, teatri, negozi di musica e studi di registrazione, a destra gallerie d’arte e atelier. Nel mezzo, ristoranti di fama, boutique di moda e design e la movida notturna di Grand Avenue e Broadway.

Ma è all’alba, risalendo lungo Claremont Avenue verso Berkley, che la città dei moli dà il meglio di sé, ovvero la vista panoramica dello specchio di oceano che, poco più in là, bagna lo skyline urbano di San Francisco.

Riconoscibile al primo sguardo grazie al grattacielo a piramide Transameric, alla Salesforce Tower (326 metri di altezza) e al leggendario Golden Gate Bridge dipinto di rosso, “Frisco”, come abbreviano gli abitanti, è in pieno rinascimento, grazie a serie tv come Tales of the City e What/If, ma anche all’ondata dei business di nuova generazione.

Nella city più aperta ed eccentrica degli USA, guidata da London Breed, prima sindaca donna afroamericana, l’american dream non ha barriere di genere, orientamento sessuale, provenienza, religione, status sociale. Basta una buona idea, un investitore pronto a scommettere tempo e denaro, e indirizzi esclusivi dove incontrarsi. I meeting si svolgono nei club di co-working come The Battery o The Assembly. Se non hai la tessera non entri, a meno che un socio non garantisca. Molto, se non tutto, gira intorno alla tecnologia smart, che migliora la qualità della vita quotidiana, a cominciare al cibo. Dietro all’industria alimentare e alla ristorazione, c’è un drappello di giovanissimi ricercatori che, attraverso studi, charity e laboratori più o meno permanenti, sta ridisegnando l’economia della baia, racconta la ventisettenne italiana Chiara Cecchini, direttrice del Future Food Institute di San Francisco , ricercatrice all’IC-FOODS di UC Davis e membro dell’Expert Network al World Economic Forum.

E poi c’è l’industria turistica: oltre 26 milioni di visitatori in un anno, che scalpitano tra le salite e le discese della capitale culturale della West Coast dove è nato Airnb.com, si aggrappano ai tram che scampanellano, affollano i pontili fitti di ristoranti e l’isola-carcere di Alcatraz (www.musement.it), oggi riserva naturale, il MOMA (Museum of Modern Art), le location delle serie tv (Barbary Lane, da Tales of the City), Chinatown, e i quartieri “di frontiera”, tra boutique hotel e ristoranti etnici. E il molo da cui parte il traghetto con rotta su Bay Bridge. Dall’altra parte della baia.

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