Vietnam mon amour

Per qualche giorno sono stata lontana da qui, dal mio blog che è un po’ la mia stanza. Per qualche settimana, dovrei dire. Cinque per l’esattezza. Ho viaggiato, che è la cosa che amo fare di più al mondo dopo la scrittura. Ma non è stato un viaggio come gli altri. È stato meglio. E non soltanto per i Paesi che ho attraversato -Vietnam, Cambogia, Thailandia, Dubai-ma per le anime che ho incontrato. Una, in particolare, avrà sempre un posto speciale nel mio cuore e in quello del mio compagno. E ha meritato tutti i voli, i treni, i bus, i taxi e i passi che abbiamo preso e fatto per raggiungerla.

Tre anni fa, dopo una dolorosa esperienza di maternità mancata, abbiamo adottato a distanza Linh, con l’aiuto di Save the Children. Linh è una bambina che oggi ha dieci anni e vive con la famiglia in un minuscolo gruppo di case al nord del Vietnam, al confine con la Cina. Ci sono le montagne lì intorno, e poco altro. Ci sono le capre, i maiali, cani, gatti, addirittura cinghiali. Ci sono le piantagioni di riso. C’è la scuola, che è il luogo dove Linh passa la maggior parte del suo tempo con i suoi compagni. Il suo sogno? Avere una fattoria tutta sua. Perchè le piacciono gli animali, e le piace la terra ocra che diventa verde. Le piace disegnare e le piace il rosa, come tante bambine nel mondo. E le piace fare le faccende di casa. Già. Quando non fa i compiti, Linh aiuta la mamma e il papà a fare le faccende di casa. E poi le piace cantare e ballare e mettersi i fermagli rosa nei capelli.

Insieme a lei, abbiamo cantato, ballato, mangiato dolci impastati di riso e avvolti nelle foglie di banano. Abbiamo giocato a volano con i suoi compagni di classe: palette di legno tagliate dai padri, e piume volanti di uccelli e galline appallottolate dai figli. Abbiamo tentato di comunicare nella lingua più universale del mondo, quella dei gesti, con il rispetto delle distanze imposte dalle nostre diverse culture. E abbiamo fatto il pieno di caramelle, perchè in Vietnam era Natale e Capodanno insieme. Era il Têt, la festa più attesa e più importante dell’anno.

Ce ne siamo andati a malincuore, pensando ai nostri nipoti e ai bambini che vediamo e amiamo nel nostro mondo: ipervestiti, ipernutriti, ipercoccolati, iperviziati, iperimpegnati, iperstimolati, iperistruiti, ipertecnologici, iperconnessi, pieni di aspettative. Che già da piccoli sognano vestiti, auto, feste, vacanze. Cose che inseguono i grandi. Linh, la nostra Linh -in vietnamita il suo nome significa anima-era ipersorridente e iperfelice. Di poco o niente. Non voglio dire che nel meno c’è il più. Non voglio fare l’elogio della povertà e fare delle privazioni un privilegio. Certo che no. Ma i bambini, in fondo, non hanno bisogno di molto per sorridere. E forse nemmeno i grandi.

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