Vino, amore al primo sorso

Chi dice vino, dice donna. Continua la serie di incontri One to Wine con Le Donne del Vino. Questa volta, incontriamo Emanuela Gianfreda, enologa.

Classe 88, sono nata e cresciuta a Torricella, un piccolissimo paesino della provincia di Taranto in una famiglia di viticoltori e produttori di vino. Ho frequentato il liceo scientifico nella città di Taranto e successivamente il corso di studi universitari di Viticoltura ed Enologia dell’università di Trento in collaborazione con l’università di Udine.
Ho potuto fare esperienza lavorativa in cantina presso diverse aziende italiane ed estere: Conte Collalto a Susegana di Treviso, Guado al Melo a Castagneto Carducci (Bolgheri), Chateau La Lagune in Ludon Medoc (Bordeaux), Tahbilk in Negambie (Victoria – AU), oltrechè in laboratorio presso il laboratorio enologico dell’istituto agrario di San Michele all’Adige. A seguito di queste esperienze sono tornata a vivere a Torricella e a lavorare nell’azienda di famiglia Antica Masseria Jorche di cui ancora mi occupo insieme a mia sorella.

Il primo sorso non si scorda mai? 

«Forse non sarà stato il primo, ma di sicuro il primo che mi colpì davvero: ero in Francia a lavorare in una cantina per il periodo di vendemmia. Mio padre, enologo anche lui, venne a trovarmi per qualche giorno e decidemmo di visitare diversi Chateaux della zona di Bordeaux. Eravamo in una cantina storica, ci fecero salire su di una torre molto antica da cui si poteva ammirare una distesa infinita di vigneti perfettamente tenuti e ci versarono poche gocce di un loro vino d’annata e ce ne innamorammo all’istante! Forse l’atmosfera incideva molto sulla nostra valutazione, ma Vino significa anche questo!».

Un’ottima annata…

«2011, prima annata nella mia azienda. Oltre che una splendida annata fu un’esperienza emozionante, un sogno che iniziava a realizzarsi a piccoli passi».

…e una pessima…

«Forse non l’abbiamo ancora affrontata… direi che qui in Puglia l’aggettivo “pessimo” riferito alle annate vitivinicole non si addice un granché!».

Un calice di? 

«Il mio! Concedetemi questo immenso amore per quello che faccio!».

Allontana da me questo calice… 

«Penso che bisogna sempre assaggiare tutti i vini che ci capita di poter degustare. Anche se non ci è piaciuta una certa etichetta, diamogli sempre una seconda possibilità e assaggiamo l’annata successiva!».

Galeotto fu il vino e chi lo bevve…

«Uno dei miei primi tirocini di vendemmia: annata 2009, Bolgheri. Quella fu un’esperienza molto impegnativa, si lavorava a ritmi serratissimi e penso non sarei riuscita a reggere la fatica se insieme a me non ci fossero stati i mie compagni di avventura con cui la sera si restava a chiacchierare e a sorseggiare vino per quel poco che riuscivamo a stare ancora svegli. Ma in particolare se non ci fosse stato “il Guardia”, una persona fantastica che rallegrava le nostre giornate anche nei momenti di estrema stanchezza e che tutt’ora è una delle persone più belle che ho nella mia vita».

In vino veritas?

«Alle volte si!».

Le mille bollicine… -Champagne sì o no?

«Non me ne voglia nessuno, ma preferisco i vini fermi. Le bollicine solo nelle occasioni, con sciabolata rigorosa!».

Chi dice vino dice donna?

«Dice donna, dice uomo, dice adulto, dice ragazzo… il vino ha mille sfaccettature e riesce a farsi apprezzare davvero da tutti e soprattutto, rende ogni momento più speciale!».

Via con il vino -il suo viaggio più bello tra le vigne

«Sudafrica, con la mia amica e compagna di viaggio Sabrina. Una terra infinitamente bella, paesaggi emozionanti, distese infinite di vigneti in collina ed in pianura, vini speciali, fatti da gente speciale. Siamo ancora alla ricerca di un’altra terra che ci regali le stesse emozioni e ci lasci gli stessi ricordi!».

 

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