Cinque anni, poco più di 1800 giorni: è questo l’arco di tempo che William avrebbe a disposizione per completare la sua preparazione da re, ve lo racconto su Grazia. Non perché King Charles III, suo padre, stia per abdicare ma, a 42 anni, il principe di Galles si trova in un momento cruciale sul piano del “timing” istituzionale e personale. Il presente lo chiama, il futuro lo aspetta e lui deve essere pronto in qualunque momento, no matter what.

Non solo è l’erede del sovrano che è salito al trono a 74 anni – il più anziano nella storia della Corona inglese- ma la salute di Charles, oggi 76 anni, è fragile e incerta dopo la diagnosi di cancro all’inizio del 2024 e l’ultimo ricovero lo scorso 27 marzo.
Così, nonostante la moglie Catherine, 43 anni, stia ancora affrontando un delicato percorso di cura e convalescenza, William moltiplica gli impegni ufficiali e diventa di evento in evento il perno intorno a cui ruota la Royal Family, consapevole che mai come oggi l’impalcatura monarchica del suo Paese necessiti di continuità da un lato, e di rinnovamento e rilancio dall’altro.
La malattia del padre, del resto, ha accorciato la tempistica del suo “allenamento”, costringendolo a un’imprevista accelerazione nella sua formazione.
Lo confermano le occasioni ufficiali di cui è stato protagonista (la riapertura di Notre Dame, i funerali di papa Francesco) e dove ha rappresentato la Corona con quella compostezza pragmatica e mai altera che pare essere la cifra della sua leadership, ma anche i sempre più numerosi incontri con il premier Keir Starmer e i rappresentanti dei Servizi Segreti e del Ministero della Difesa: un ruolo, il suo, ormai più concreto che simbolico.
Bollato fino a pochi anni fa come work-shy ovvero riluttante ad assolvere i suoi doveri di corte, il principe di Galles si sta definitivamente scrollando di dosso l’etichetta con una strategica e assidua operazione di “rebranding”, una presenza costante e un crescente consenso popolare.
L’ultimo sondaggio di YouGov, l’istituto britannico che da sempre monitora lo stato di salute della monarchia e misura il gradimento pubblico dei membri della Royal Firm, lo testimonia: con il 75% dei britannici a favore, è lui il più amato dai sudditi.

Dall’altra parte dell’oceano, il fratello Harry e la moglie Meghan Markle, ovvero i “duchi di Montecito” in volontario esilio in California, sprofondano ai minimi storici- 27 per cento lui, 20 lei, nonostante la docu-serie di Netlix Love, Meghan e il suo più recente podcast Confessions of a female founder.
Il crollo segue anche l’ennesima intervista-confessione in cui il secondogenito di Charles e Lady Diana ha attaccato apertamente la famiglia reale, senza suscitare empatia ma, anzi, alimentando un certo disappunto mediatico.
William emerge invece come il volto rassicurante dei Windsor: non accusa, non cerca attenzione, non ingaggia né lotte nè polemiche. E questa sua “moderazione” privata e pubblica gli vale la fiducia dentro e fuori dal regno.
Insieme alla moglie Catherine, oggi al 72% dell’approvazione con un lieve calo fisiologico rispetto ai giorni più drammatici e amari della sua lotta contro il cancro, William forma una coppia complice e down to earth, con i piedi per terra nonostante i privilegi royal, che risulta credibile e coerente. All’indomani del loro quattordicesimo anniversario di matrimonio, i genitori di George,11 anni, Charlotte, 10 e Louis, 7, hanno più volte ribadito quanto il benessere e la stabilità famigliare vengano prima di tutto, anche del protocollo di Buckingham Palace -dove pare non vogliano risiedere, anche qualora diventassero re e regina.

Working Royals dalle 9 alle 5, con poche eccezioni e limitate assenze prolungate da casa, i due stanno disegnando un nuovo modello in cui ognuno possa coltivare le proprie passioni e le proprie inclinazioni, pur nella consapevolezza delle proprie responsabilità.
Con Charlotte, in particolare, Will&Kate sembrano determinati a garantirle un futuro di libertà, magari un lavoro o addirittura un curriculum da atleta, ed evitare l’effetto “Spare” o “riserva” dei secondogeniti, per citare il titolo della controversa e celebre autobiografia di zio Harry.
William ha raccontato all’atleta olimpica Keely Hodgkinson che la figlia si dedica ai 400 metri e alla corsa a ostacoli, seguendo le sue gare con ammirazione, rivelando in un dettaglio la sua attitudine paterna attenta ed empatica. Come sarà la sua monarchia.
Niente clamore né narcisismo, ma misura e senso della realtà: William sembra voler essere il re dell’equilibrio. E forse ha già cominciato a regnare.
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